Melissa P in erasmus
Ho letto sia il post di presentazione che questo secondo, diligentemente.
Cerco di essere neutrale, oggettivo, distaccato. Che è proprio così che bisognerebbe fare criticare qualcosa che si legge. Non so se mi sia venuto bene.
Passi il primo post. In realtà fa quasi tenerezza. Ogni riga è tutta tesa nello sforzo di essere cruda, forte, implacabile, che si vede che sta facendo una fatica pazzesca, eppure alla fine quello che ottiene è di rovesciarsi nel suo opposto: l’epica della decadenza e della dissoluzione diventa la retorica ad alta digeribilità. Conformismo di ritorno, quando vuoi così tanto essere contro che finisci per dimenticarti verso chi e perché; e allora se non hai più un concetto da esprimere ma solo forma da rappresentare, imiti, e quindi sei conformista. E così abbiamo storicizzato anche l’hipsterismo. tié.
Il secondo post è peggio, molto peggio. Leggete ultime tre righe, lì c’è tutto. Innanzitutto è scritto male. Aggettivazione martellante e andamento paratattico non rende scrittori più di quando non lo faccia avere una blog. Ma l’elemento più ingombrante di tutti è l’ego di chi scrive che trasuda ovunque. Il fine del post è la celebrazione del io, e poco importa se bisogna mettere in piedi uno show della sua macellazione per farla. E’ solo una rappresentazione, non può far male, poi c’è il pubblico che applaude. Le immagini vogliono essere forti, vogliono urtare, provocare - odiatemi, dice, ed ecco ancora una volta l’ego che emerge - ma un pugno non fa male se non c’è un corpo che lo carica. Non ho sentito alcuna fitta allo stomaco, il colpo non è neanche partito. L’unico obiettivo è la notorietà, tutto il resto è cornice. Odio chi prende la scrittura come un mezzo e non come il fine.
E comunque Vice è Vice. Se ti riesce a piacere lo odi, e se riesci ad odiarlo ti piace. Perché se un pezzo è scritto proprio come deve essere scritto per stare su Vice, allora proprio non puoi non vedere che è volgare (ma non nel senso di “tette culo pupù”), banale e patetico. Perché è così che dev’essere. E allora non c’è nessun vuoto, ma un significato, che è il vuoto, che anche se di tipo strano è pur sempre un significato di un certo peso, e allora anche quella è tutta una rappresentazione e allora arrangiatevi.
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